Cena Ebraica

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CONSIDERAZIONI

NOI CRISTIANI E LA CENA EBRAICA

 

Una domanda sorge spontanea: "Perché, noi cristiani, celebriamo, il più possibile nella sua originalità, la Cena pasquale ebraica?":

La risposta è questa:

Israele, popolo eletto, scelto e amato da Dio, è parte essenziale nella storia della nostra salvezza.

Quel Dio che libera Israele dalla schiavitù d'Egitto, è il nostro stesso Dio e quegli avvenimenti hanno fatto si che la “liberazione” più grande, quella dalla schiavitù dal peccato, giungesse fino a noi.

La liturgia della Cena pasquale ebraica è fedele in tutto a quanto Esodo e Deuteronomio ci riportano, è suggestiva, è memoriale, è simbolica, è fraterna. Vale la pena di viverla anche nelle nostre case cristiane.

E' una liturgia ebraica che ci pare giusto rispettare sostanzialmente nella sua originalità.

Con questo non vogliamo annullare o sminuire il senso della Pasqua cristiana perché, a differenza della fede giudaica, il Messia atteso e preannunciato dai profeti, sappiamo, noi cristiani, che si è realizzato nella persona di Cristo Gesù.

Ed allora questa celebrazione della Cena ebraica diventa soprattutto il modo di accedere alla Pasqua dì Gesù in maniera più  intima.

La commemorazione dei fatti dell'Esodo, allora, diventano per noi simbolo dei fatti che ci portano alla nostra pasqua che celebra, come detto sopra, la liberazione dal tiranno più potente: il peccato!

La nostra vera pasqua interiore la celebreremo ufficialmente e solennemente con la Chiesa dal Giovedì santo alla Domenica di risurrezione.

 

Nei vangeli abbiamo poi parecchi elementi, per dedurre che Gesù non tralasciava mai di celebrare con ì suoi apostoli la cena pasquale tradizionale.

Nella sua ultima cena , Gesù ha apportato delle modifiche e degli inserimenti essenziali, diventati per noi cristiani, traccia precisa dì un cammino di salvezza.

 

Esaminiamo alcuni di questi momenti:

 

Gesù alla vigilia della sua morte esclama a tavola coi suoi apostoli: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione".

 

Dai tre racconti dei sinottici (Mt 26,26-29 - Mc 14,22-25 - Lc 22,19-20 più la quarta narrazione di Paolo nella 1° lettera ai Corinzi, 11,23-25), Gesù segue la sostanza del rituale giudaico, imprimendole però un senso assolutamente nuovo.

Come quella ebraica, la cena è notturna, si conclude col canto dell'Hallei egiziano, ha al suo interno i segni degli azzimi e delle coppe di vino e comprende delle parole che commentano i gesti compiuti.

Gesù però, anziché ripetere i gesti tradizionali dell'Esodo e dell'Haggadah (la narrazione pasquale), introduce alcune nuove e sorprendenti dichiarazioni. Infatti sul pane azzimo spezzato pronunzia le parole "eucaristiche": "Questo è il mio corpo". Sulla terza coppa di vino esclama: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue". I segni antichi, pur restando identici, sono rivoluzionati nel loro valore e collegati alla persona del Cristo, al suo imminente sacrificio, alla sua perenne presenza nella storia. Da questa pasqua nasce la nuova comunità dei salvati che compirà l'ultimo esodo liberatore.

L'evangelista Giovanni ci conserva nei capitoli 13 - 16 del suo vangelo una collezione di discorsi che hanno come fondale l'ultima cena. Anche se Giovanni non riferisce esplicitamente il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia nell'ultima cena, egli cerca di svelarne il senso profondo. Col gesto simbolico della lavanda dei piedi e col suo testamento contenuto nei solenni discorsi finali, ripropone il senso fondamentale della cena eucaristica pasquale. Essa, infatti, è il segno supremo della donazione, della salvezza e dell'amore. Si stabilisce un ideale ponte di collegamento tra gli astanti, i gesti e le parole di quella notte e il Cristo innalzato sulla croce cui non si spezzano le ossa, proprio come se fosse l'agnello pasquale (cfr. Es ?2.46). Tutto il libro dell'Apocalisse sarà dominato dall'Agnello - Cristo, vittima pasquale perfetta.

Concludendo, diciamo che noi cristiani siamo legati alla cena pasquale di Cristo perché da quella è scaturita la nostra salvezza. Questa cena la celebriamo ogni volta che partecipiamo all'Eucaristia (preghiera, vittima, offerta, sacrificio, immolazione).

Significative, a proposito, sono alcune assonanze tra nuovo e antico rito, come ad esempio, la presentazione di Gesù come nuovo Agnello (Gv 1,29), il concetto stesso di memoriale, che dimostrano come Gesù non sia venuto ad abolire ma a completare gli antichi riti (Mt 5,17).

Poco tempo prima della pasqua liturgica, celebriamo la Cena ebraica, perché attraverso questa vogliamo ripercorrere dalle origini con continuità, il cammino della salvezza negli avvenimenti di questo popolo ebraico, scelto da Dio per preparare la strada al Cristo, la grande vittima redentrice.

ALCUNI INSERIMENTI

 

Ci è sembrato opportuno, quindi, inserire in alcuni riti della Cena ebraica, dei brani del N.T. per trarne, alla luce nuova di Gesù, un significato più interiore e più adatto al nostro cammino spirituale.

Gesù, nell'ultima cena, inserisce la sua haggadah, che sono i discorsi riportati da Giovanni nel suo vangelo ai capitoli 13-17.

Secondo alcuni studiosi anche il celebre discorso sul 'pane di vita', che Gesù tiene nella sinagoga di Cafarnao e che é conservato nel cap. 6 sempre del vangelo di Giovanni, conterrebbe la sostanza di una haggadah, cioè di una narrazione - sermone destinata alla cena pasquale eucaristica celebrata nelle comunità di Giovanni (Asia Minore).

Nel 12° rito della cena ebraica, lavate le mani (11 ° rito), si pronuncia la benedizione sulla 3a coppa di vino. E' questo il momento in cui probabilmente Gesù ha pronunziato la sua benedizione consacratoria sul calice. Questa coppa, infatti, è la più importante delle 4 rituali, è chiamata "II calice del memoriale o della benedizione" e viene inghirlandata di fiori.

Nel 5° rito, quindi, ci è sembrato opportuno inserire alla fine, nelle sue parti essenziali, l'Haggadah di Gesù, come descritto da Giovanni.

Così nel 6° rito (Benedizione del pane azzimo) parte del discorso dì Gesù nella sinagoga di Cafarnao.

Cosi nell'IV rito, nella 2a lavanda delle mani, viene riportato il gesto di Gesù che lava i piedi ai discepoli ed il suo significato.

 

PREPARAZIONE

SUPPELLETTILI

  • 5 coppe per vino per il padre di famiglia
  • i coppa (delle 5) inghirlandata
  • 1 catino e 1 brocca e 2 asciugamani
  • 3 piatti vuoti da usarsi nella cerimonia
  • 1 vassoio grande per il piatto di cui a pag. 4

CIBI E BEVANDE

  • pani azzimi (senza lievito ma col sale) da ordinare in modo specifico al panettiere (200 gr ca. a partecipante)
  • agnello e/o capretto (300 gr. ca. a partecipante)
  • sedano (2-3 pezzi a partecipante)
  • insalata amara (50 gr. ca. a partecipante)
  • lattuga (20-30 gr. a partecipante)
  • uova sode( 1 a partecipante)
  • aceto acqua (1-2 ciotole)
  • limone - acqua (1-2 ciotole)
  • sale - acqua (1-2 ciotole)
  • vino (a sufficienza)
  • haroset: macedonia di succo di mela grattugiata, fichi e noci (piuttosto succosa -1-2 ciotole)
  • macedonia tradizionale (in abbondanza - minimo 1 bicchiere a persona)

IL PIATTO

image In un vassoio debbono trovarsi i seguenti ingredienti e così  disposti:

FUORI PIATTO

  • acqua e sale
  • acqua e limone
  • acqua e aceto
  • macedonia mista di frutta

LA TAVOLA

La 'Tavola', inizialmente deve essere così preparata:

  • Tovaglia
  • Due o tre candelieri con le candele accese
  • Al centro della tavola, il "Piatto" preparato con gli ingredienti e coperto con un tovagliolo
  • Un piatto piccolo per ogni commensale per mangiare il sedano, le erbe. la lattuga. il pane e l'haroset.
  • Un bicchiere per ogni commensale per bere il vino delle 4 coppe rituali
  • Un tovagliolo per ogni commensale

IL PERSONALE

  • Il capo famiglia che, generalmente è il padrone di casa
  • Due servitori, scelti tra i commensali
  • Lettori, per le varie letture già predisposte
  • Cantori. per i vari canti
  • I 4 giovani per le domande
  • 1 primogeniti per l'uovo

INTRODUZIONE

Si introduce il Seder (cerimoniale della cena) con un canto

Hinne ma tow umanaym

Ecco quanto è buono e bello

Sevet ahim gam yahad

il sedersi dei fratelli l'un con l'altro

 

Oppure dal Salmo 133

Oh, come è bello e gioioso

stare insieme come fratelli

Come olio che scende sulla barba

profumando anche le vesti.

Come olio che scende sulla barba,

sulla barba di Aronne

Oh, come è bello e gioioso

stare insieme come fratelli

E' rugiada che scende dall'Ermon

sopra i monti di Sion.

Là il Signore ci benedice

e dà la vita per sempre.

Oh, come è bello e gioioso

stare insieme come fratelli

HAGGADAH DI PASQUA

II Testo della Cena Pasquale ebraica

 

 

1°  rito

 

QADDESH (consacrazione)

CONSACRAZIONE DELLA FESTA

1° COPPA

I servi portano la coppa di vino e l'appoggiano sulla tavola davanti al padre di famiglia.

Poi versano il vino Nei bicchieri dei commensali

Un lettore legge:

Dt5.12-15

Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore tuo ti ha comandato.

Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno é il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

Il padre di famiglia, solleva la coppa. Si recita la seguente preghiera:

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'Universo che creasti il frutto della vite.

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci hai scelti fra tutti i popoli e ci hai innalzati sopra ogni lingua e ci hai santificati mediante í tuoi comandamenti. Nel tuo amore per noi, Tu ci hai dato, o Signore nostro Dio, momenti di gioia, feste, tempi di letizia, questo giorno di festa delle azzime, questo bel giorno di sacra riunione, festa della nostra libertà, in ricordo dell uscita dall’Egitto.

Veramente Tu hai scelto e consacrato noi fra tutti i popoli e ci hai dato le tue sante feste da vivere in gioia ed allegrezza.

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo che ci fai vivere, ci conservi, e ci hai fatto arrivare a questo giorno

Tutti bevono

 

2°  rito

URGHATZ (lavare)

LAVANDA DELLE MANI

Tutti recitano

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo che ci ha, santificati con i tuoi comandamenti e ci hai ordinato di lavarci le mani.

I servi con catino ed asciugamano

si apprestano a lavare le mari ai commensali.

Un lettore legge

Mc 7,1-8

Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino ai gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e

tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservando molte altre cose per tradizione, come lavature dei bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - quei farisei e scribi io interrogarono: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?" Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:

questo popolo mi onora con le labbra,

ma il suo cuore è  lontano da me.

Invano essi mi rendono culto.

insegnando dottrine che .sono precetti d'uomini.

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini".

 

3° rito

KARPAS (sedano)

RITO DEL SEDANO

I servi portano in tavola ii piatto del sedano, mentre un lettore legge:

Gn 1,29

Poi Dio disse: "Ecco, io vi dò ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo".

I servi portano in tavola le ciotole di acqua e sale, acqua e aceto, acqua e limone, mentre un lettore  legge:

Es 1,8-13

Allora sorse sull'Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. E disse al suo popolo: "Ecco che il popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese". Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città-deposito cioè Pitom e Ramses. Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva oltre misura; si cominciò a sentire come un incubo la presenza dei figli d'Israele. Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d'Israele trattandoli duramente.

Tutti recitano

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo creatore del frutto della terra,

Tutti mangiano il sedano intingendolo nelle ciotole con le acque aspre

 

4° rito

YACHATZ (dividere)

DIVISIONE DEL PANE AZZIMO

Il padre di famiglia prende dal "piatto" una delle .3 azzime La spezza in due, riponendo una metà .nel piatto, mentre l'altra metà viene nascosta sotto la tovaglia o un tovagliolo mentre un lettore legge:

Es. 12,17-20

Osservate gli azzimi, perché  in questo stesso giorno io ho fatto uscire le vostre schiere dal paese d'Egitto; osserverete questo giorno di generazione in generazione come rito perenne. Nel primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi mangerete azzimi fino al ventuno del mese, alla sera.

Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà del lievito, sarà eliminato dalla comunità di Israele, forestiero o nativo dei paese. Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore mangerete azzimi.

 

5° rito

MAGGHID (narrazione)

NARRAZIONE PASQUALE

 

I servì portano in tavola un piatto vuoto e lo pongono davanti al "Piatto".

Il padre prende la zampa d'agnello arrostita e l'uovo, e li ripone nel piatto bianco, un lettore legge:

Es. 13. 3-5

Mosè disse al popolo: "Ricordati di questo giorno, nel quale siete usciti dall'Egitto, dalla condizione servile, perché con mano potente il Signore vi ha fatti uscire di là: non si mangi ciò che è lievitato. Oggi voi uscite nel mese di Abib. Quando il Signore ti avrà fatto entrare nei paese del Cananeo, dell'Hittita, dell'Arnorreo, dell'Eveo e del Gebuseo, che ha giurato ai tuoi padri di dare a te, terra dove scorre latte e miele, allora tu compirai questo rito in questo mese".

Il padre prende il "Piatto" scoperto, lo solleva

e tutti recitano:

Ecco il cibo della sofferenza, che i nostri padri mangiarono in terra d’Egitto chiunque ha fame venga e mangi chiunque ha bisogno venga e faccia la pasqua. Quest'anno qui, qui, l’anno prossimo in terra d'Israele come uomini liberi.

La zampa d’agnello e l’uovo vengono rimessi nel “Piatto”

Quattro commensali più giovani, iniziando dai minore pongono le seguenti domande

1 Perché mai è diversa questa sera da tutte le altre sere?

2 Perché tutte le altre sere non intingiamo neppure una volta, mentre questa sera intingiamo due volte (una nell’haroseth e un’altra nell'aceto)?

3. Perché tutte le altre .sere mangiamo indifferentemente pane lievitato o pane azzimo, questa sera solo pane azzimo?

4. Perché tutte le altre sere mangiamo qualunque. verdura, questa sera solo erbe amare?

Mentre i più giovarsi ascoltano

Gli adulti così rispondono:

Schiavi noi fummo del Faraone in Egitto, ma di là ci fece uscire il Signore, nostro Dio, con mano forte e braccio disteso.

Se il Santo - .benedetto egli sia - non avesse fatto uscire i nostri padri dall’Egltto, noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli saremmo ancora schiavi del Faraone in Egitto.

Perciò, anche se fossimo tutti saggi, tutti .intelligenti, tutti esperti nella Torah (la Legge), sarebbe ancora nostro dovere intrattenerci sull’uscita dall’Egitto; anzi quanto più ci si sofferma a trattare dell'uscita dall'Egitto, tanto più si è degni di lode.

Il padre di famiglia prosegue da solo

E’ la Provvidenza divina che ha assistito i nostri padri e noi, poiché non uno soltanto è insorto contro di noi per distruggerci; in tutti i secoli infatti sorge qualcuno contro di noi per sterminarci, ma il Santo - benedetto egli sia - sempre ci salva dalla loro mano.

"II Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano forte, con braccio teso, con grande terrore, con segni e prodigi" (Dt. 26,8)

"ll Signore ci fece uscire dall'Egitto", non per mezzo di un angelo, non per mezzo dl un serafino, non per messo di un incaricato: ma il Santo - benedetto egli sia - egli stesso con la sua gloria, come è detto:

"In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel

paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dei d’Egitto. Io sono il Signore!" (Es. 12,12>.

"lo passerò per il paese d’Egitto"

significa - Io stesso, e non un angelo.

"Colpirò ogni primogenito"

Io stesso e non un serafino

"Di tutti.gli.dei.d'Egitto farò  glustizia."

Io. e non un incaricato

"lo sono il Signore".

Io e nessun altro.

 

Si ricordano brevemente le 10 piaghe d'Egitto.

Un lettore legge

Es 7,8.9.10.11, 12

Mosé e Aronne eseguirono quanto aveva ordinato il Signore: Aronne alzò il bastone e percosse le acque che erano nel Nilo sotto gli occhi del faraone e dei suoi servi. Tutte le acque che erano nel Nilo si mutarono In sangue.

II Signore disse a Mosè: "Comanda ad Aronne: Stendi la mano con il tuo bastone sui fiumi, sui canali e sugli stagni, e fa' uscire le rane sul paese d'Egitto!". Aronne stese la mano sulle acque d'Egitto e le rane uscirono e coprirono il paese d'Egitto.

(Poi Mosè ed Aronne) fecero (come aveva loro ordinato il Signore): Aronne stese la mano con il suo bastone, colpì la polvere della terra e infierirono le zanzare sugli uomini e sulle bestie; tutta la polvere del paese si era mutata in zanzare in tutto l'Egitto.

(Poi) il Signore disse a Mosè: "Alzati di buon mattino e presentati al faraone quando andrà alle acque; gli riferirai: Dice il Signore: Lascia partire i! mio popolo, perché mi possa servire! Se tu non lasci partire il mio popolo, ecco manderò su di te, sui tuoi ministri, sul tuo popolo e sulle tue case i mosconi. Così fece il Signore: una massa imponente di mosconi entrò nella casa del faraone, nella casa dei suoi ministri e in tutto il paese d'Egitto; la regione era devastata a causa dei mosconi.

(Poi) morì tutto il bestiame degli egiziani.

(Poi Mosé  ed Aronne) presero fuliggine di fornace, si posero alla presenza del faraone, Mosè la gettò in aria ed essa produsse ulcere pustolose, con eruzioni su uomini e bestie.

(Poi) ci furono grandine e folgori in mezzo alla grandine: grandinata così violenta che non vi era mai stata in tutto il paese d'Egitto.

(Poi) le cavallette assalirono tutto il paese d'Egitto, così  che il paese ne fu oscurato; divorarono ogni erba della terra e ogni frutto d'albero che la grandine aveva risparmiato: nulla di verde rimase sugli alberi e delle erbe dei campi in tutto il paese d'Egitto.

(Poi) Mosè stese la mano verso il cielo: vennero dense tenebre su tutto il paese d'Egitto, per tre giorni. Non si vedevano più l'un l'altro e per tre giorni nessuno si poté muovere dal suo posto.

(Ed infine) a mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese d'Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino ai primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti i primogeniti del bestiame.

II tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu di quattrocentotrent'anni. Al termine dei quattrocentotrent'anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dal paese d'Egitto. Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d'Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione

 

 

Il padre di famiglia esclama:

Di quanti grandi benefici noi siamo debitori al Creatore!

Si canta

DAIENU

Questo ci sarebbe bastato

 

Se ci avesse fatti uscire dall'Egitto

e non avesse fatto giustizia di loro,

questo ci sarebbe bastato.

Se avesse fatto giustizia di loro

e non dei loro dei,

questo ci sarebbe bastato.

Se avesse fatto giustizia dei loro dei

e non avesse ucciso i loro primogeniti

questo ci sarebbe bastato.

Se avesse ucciso i loro primogeniti

e non ci avesse dato le loro ricchezze,

questo ci sarebbe bastato.

Se ci avesse dato le loro ricchezze

e non avesse diviso il mare per noli,

questo ci sarebbe bastato.

Se avesse diviso il mare per noi

e non ci avesse fatto passare in mezzo ad esso all'asciutto,

questo ci sarebbe bastato.

Se ci avesse fatto passare in mezzo ad esso all'asciutto

e non vi avesse fatto affogare i nostri persecutori,

questo ci sarebbe bastato.

Se vi avesse fatto affogare i nostri persecutori

e non avesse provveduto alle necessità nel deserto per 40 anni,

questo ci sarebbe bastato.

Se avesse provveduto alle nostre necessità nel deserto per 40 anni

e non ci avesse dato da mangiare la manna.

questo ci sarebbe bastato.

Se ci avesse dato da mangiare la manna

e non ci avesse dato il sabato,

questo ci sarebbe bastato.

Se ci avesse dato il sabato

e non ci avesse condotto al monte Sinai,

questo ci sarebbe bastato.

Se ci avesse condotto al monte Sinai

e non ci avesse dato la Legge,

questo ci sarebbe bastato.

Se ci avesse dato la Legge

e non ci avesse fatto entrare in terra d'Israele,

questo ci sarebbe bastato.

Se ci avesse fatto entrare in terra d'Israele

e non avesse costruito per noi il Tempio,

questo ci sarebbe bastato.

Tutti esclamano:

Di quanti grandi benefici noi siamo debitori al Creatore!

Il padre prende il pezzo d'agnello e dice:

 

L’agnello pasquale che i nostri padri mangiavano quando esisteva ancora il Tempio, perché lo mangiavano?

Perché il Santo - benedetto egli sia - passò oltre le case dei nostri padri in Egitto, come é detto:

"Voi direte loro: E' il sacrificio della pasqua (pesah) per il Signore, il quale è passato oltre (pasah) le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l'Egitto e salvò le nostre case"

E il popolo si inginocchiò e si prostrò (Es. 12.26-27)

Il padre prende l'azzima e dice:

Quest’azzima che noi mangiamo, perché la mangiamo?

Perché la pasta dei nostri padri non ebbe il tempo di lievitare, poiché il Re dei re, il Santo - benedetto egli sia - si manifestò e li liberò subito, come è detto:

"Fecero cuocere la pasta che avevano portato dall'Egitto in forma di focacce azzime, perché non lievitate: erano infatti stati scacciati dall'Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio" (Es. 12,39).

 

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